infinite loop

Appena fuori dalla bolgia c'è una scala mobile che porta al paradiso. Sapete, una di quelle scale venute fuori dai set degli anni 80. I corrimano dorati. Nuvolette attorno alla cima dove lo sguardo si perde in una luce folgorante. Tinte parecchio desaturate, persone in tunica e con un paio di ali dietro la schiena che si fanno trascinare dolcemente verso cancelli dorati e promesse di universi paralleli dove tutto è come una puntata di Cheers.
(e nel frattempo lo scrittore lascia che un altro dolce angelo se ne vada su per la stessa scala)

La scala, de facto, non porta da nessuna parte. In realtà porta ad altre scale e queste portano ad altre scale ancora, chissà dove. Queste scale mi stanno trascinando fuori dalla stazione di Baker Street. Queste scale non sono come le altre scale mobili, perchè queste mi fanno pensare e lo scorrere costante dei lampadari crea uno stato di sospensione, come se dovessi venir trascinato in eterno su per un paradiso desaturato che non arriva mai. E la sospensione ha un che di rilassante, quasi che il mondo stesse finalmente rallentando. La frenesia, quasi un ricordo di ere in cui la gente doveva andare da un posto A ad un posto B in 4,2 secondi e nel frattempo doveva timbrare il cartellino C, grattarsi nel posto D e così via. Miriadi di persone che si bloccavano ai punti di ingresso e uscivano dall'altra parte granello per granello, come in una gigantesca clessidra. Una spiaggia di persone, alcune esposte al sole per tutto il giorno, altre nascoste nella penombra di uno scomodo letto di ostello.

A sinistra il regno degli spot pubblicitari animati, al centro dell'intero complesso di scale queste luci a intervalli regolari, seguendo una tecnica di illustrazione che permette di riutilizzare lo stesso sfondo più volte nell'animazione senza dover ridisegnare tutto. Sempre i soliti due cazzo di lampadari ogni tre secondi. Fantastico, no?

Le scale della stazione di Granville sono invece dei portali che conducono a volte all'inizio, a volte alla fine. Ti incastrano in un cerchio chiuso da cui la tua mente non può uscire. Sono ripide le scale di Granville Station e lassù, o laggiù, non vedi la fine. Guardi davanti a te e quando pensi di salire stai scendendo. Quando, cascasse il cielo, ti dici che stai scendendo, persone ti passano a fianco distrutte dalla fatica per la scalata. Non c'é il solito monotono cartello pubblicitario che scorre ai lati, al suo posto pareti opache. Ma sempre quello stato di sospensione in cui tutti aspettano che succeda qualcosa. Tutti si chiedono se questa volta raggiungeranno le strade scintillanti dove i senzatetto chiedono qualche spicciolo davanti ai cancelli dorati, o se finirrano giù nell'inferno di metallo punzecchiati da entità invisibili mentre assorti scorrono e premono e strisciano.

Il purgatorio. Certi ne escono da sopra, certi da sotto. Molti si ritrovano stretti tra pareti mute, lampadari in successione, scale che si susseguono senza una fine. Colpevoli di cosa?

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