boperation

Me la misero in braccio, ancora ebbra del ritmo frenetico di un Bud Powell che infuriava ancora sulla pista. Sospesa a penzoloni, testa reclinata verso di me. Un volto abbandonato e soddisfatto ma ancora pronto a esplodere in altri grandiosi orgasmi musicali. Adagiata su di me come il Cristo nelle rappresentazioni della pietà, madida di sudore per essere andata all'altro mondo ma pronta a resuscitare nella sua eternità dorata. Tastavo il suo peso morto pronto risollevarsi a terra da un momento all'altro. Scrutavo il suo sguardo vacuo e mi domandavo da che angolo dell'Universo potesse uscire tutta questa elegante consistenza. Cinquantotto chilogrammi di pura energia ribelle, le curve leggere e perfette come gli anelli di Saturno.

Marine aprì gli occhi e per un momento parve riconoscermi in mezzo alla polvere stellare di quella sera. Trovò le forze per sollevarsi e allungare le braccia intorno al mio collo. Ci baciammo appassionatamente proprio mentre Thelonious Monk faceva il suo ingresso sotto le fioche luci del locale. Provò a dirmi qualcosa ma la frenesia del BeBop era già ripartita e si mangiava quelle poche sillabe biascicate nelle oscurità cavernose dello spazio tra di noi. Si lasciò andare sul mio petto sapendo di non potere nulla contro quella forza che si scatenava là dentro e che sembrava quasi squarciare il tetto.

Laggiù un branco di barbe incolte e ciocche corvine continuavano a volteggiare e roteare. I loro movimenti ribelli erano una sfida al Protezionismo e ai costumi dei romboidi, come ora li chiamavamo noi. Un rombo non è altro che un quadrato i cui estremi sono stati stiracchiati per dargli una apparente apertura di pensiero. Schiacciato tra due dita ridiventa un semplice e noioso quadrato. I romboidi erano quei tizi lì, pretenziosi e pericolosi. E guidavano l'intera baracca.

Qualcuno aveva spifferato tutto. Entrarono con terribile impeto, travolgendo il pensiero autentico e smorzando le fiamme del jazz che incendiavano la nostra notte. Cominciarono a pestare ringhiando "questa manifestazione di gioia collettiva è stata vietata dal Consiglio, interrompete queste vostre attività ignobili, siete in arresto per aver violato la norma bla bla bla". Alcuni compagni si pararono davanti a quei poliziotti al soldo dei romboidi cercando di proteggere i fuggitivi dietro, che cercavano di sottrarsi all'arresto.

La paura faceva andare le gambe. Cristo dovevo portare Marine in salvo, custodire quella perla preziosa in modo che non cadesse in mano agli scagnozzi del Consiglio. Le uscite erano bloccate. Mi alzai con lei ancora in braccio, sfinita dall'euforia della sua gioventù. La guardai mentre navigava in chissà quale mondo parallelo ignara di tutto quel casino. "Marine mi sa che questa volta siamo veramente fottuti". Feci qualche passo indietro ed ecco che una mano mi afferrava da dietro...

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